Palazzo Stati Maccarani (Palazzo Cenci)
Palazzo Stati Maccarani (Palazzo Cenci) | Stampe | LAFRERI Antonio
Palazzo Stati Maccarani (Palazzo Cenci)
Palazzo Stati Maccarani (Palazzo Cenci) | Stampe | LAFRERI Antonio
Metodi di Pagamento
- PayPal
- Carta di Credito
- Bonifico Bancario
- Pubblica amministrazione
- Carta del Docente
Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1549
- Formato
- 420 X 325
- Incisori
- LAFRERI Antonio
Descrizione
Bulino, 1549, firmato e datato in basso al centro Antonij Lafrerij Romae 1549. Esemplare nel primo stato di due per Rubach, primo di tre per Alberti, avanti lâindirizzo di Paolo Graziani. Magnifica prova, impressa su carta vergata coeva con filigrana âagnello pasquale nel cerchioâ (cfr. Woodward nn. 46-49), con margini, in eccellente stato di conservazione. Iscritto in basso al centro Palatium, Pauli Stacij e regione diui Eustachij, ad ueterum normam ac formam, Romae, recens exstructum» [Palazzo di Paolo Stati nella zona di SantâEustachio, recentemente edificato a Roma secondo le norme e la forma degli antichi]. Scala di misura in basso al centro e misure in piedi sul lato sinistro. âCristoforo Stati durante il pontificato di Adriano VI (1522-1523) incaricò Giulio Romano di realizzare il progetto del palazzo che sorgeva tra piazza SantâEustachio, la Sapienza e Palazzo Medici-Madama. Vasari lo descrive come «palazzo che si vede su la piazza della Dogana, che nel vero è cosa bellissima». Il palazzo costruito prima della partenza di Giulio Romano per Mantova «presenta cinque campate, il piano terra bugnato, e il piano nobile articolato da un ordine binato. Ma in palazzo Maccarani lâapertura del piano terra e del mezzanino sono allungate orizzontalmente. La cornice marcapiano corre come una trave continua appoggiata sulle fasce verticali di blocchi bugnati, e i conci giganti sopra le aperture delle botteghe sembrano sospesi tra queste fasce. I davanzali delle finestre del piano nobile si appoggiano esattamente sui punti in cui il marcapiano non è sostenuto da alcun elemento al piano terra. Una simile contraddizione si può notare nel portale dâingresso, dove i conci dellâarchitrave rettilineo risultano molto sporgenti dal filo di facciata: la prima impressione è di unâallarmante instabilità , poi ci si rende conto che i conci sono sostenuti saldamente da un timpano spezzato. Nel piano nobile, insieme alle cornici ortodosse delle finestre, si vedono delle paraste senza capitelli, piuttosto fuori dalla norma, e al piano superiore le finestre terminano con archi ribassati invece che con trabeazioni rettilinee. [â¦] La grazia e la fantasia di questa architettura possono essere apprezzate solo da chi conosce il repertorio di forme classiche e il suo uso in palazzo Caprini; solo tale esperto può cogliere lâeccentricità di palazzo Maccarani». Si notano varie differenze tra la facciata realizzata e lâincisione del Lafréry soprattutto se si verificano le misure indicate dallâeditore nella stampa. Anche le finestre del piano nobile sono più strette e più basse da quanto indicato dal Lafréryâ (cfr. Marigliani, Lo splendore di Roma nellâArte incisoria del Cinquecento). Lâopera appartiene allo Speculum Romanae Magnificentiae, la prima iconografia della Roma antica. Lo Speculum ebbe origine nelle attività editoriali di Antonio Salamanca e Antonio Lafreri (Lafrery). Durante la loro carriera editoriale romana, i due editori - che hanno lavorato insieme tra il 1553 e il 1563 - hanno avviato la produzione di stampe di architettura, statuaria e vedutistica della città legate alla Roma antica e moderna. Le stampe potevano essere acquistate individualmente da turisti e collezionisti, ma venivano anche acquistate in gruppi più grandi che erano spesso legati insieme in un album. Nel 1573, Lafreri commissionò a questo scopo un frontespizio, dove compare per la prima volta il titolo Speculum Romanae Magnificentiae. Alla morte di Lafreri, due terzi delle lastre di rame esistenti andarono alla famiglia Duchetti (Claudio e Stefano), mentre un altro terzo fu distribuito tra diversi editori. Claudio Duchetti continuò lâattività editoriale, implementando le lastre dello Speculum con copie di quelle âperduteâ nella divisione ereditaria, che fece incidere al milanese Amborgio Brambilla. Alla morte di Claudio (1585) le lastre furono cedute â dopo un breve periodo di pubblicazione degli.