Ercole e Deianira
Ercole e Deianira | Stampe | VAVASSORE Giovanni Andrea
Ercole e Deianira
Ercole e Deianira | Stampe | VAVASSORE Giovanni Andrea
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1506
- Formato
- 195 X 285
- Incisori
- VAVASSORE Giovanni Andrea
Descrizione
Nel riquadro in alto si legge: Hercol io son che con la donna mia / Volendo un fiume pel camin passare / Nesso vi gionse per lacquoso via / E mi promesse la voler varcare / Usomi quel una gran scortesia / Che deianira nu volea furare / Io mene acorsi econ horibil frecta / Il cor li tolsi con la mia saiecta. Xilografia, circa 1506, priva di firma. Della serie Storie di Ercole. La stampa fa parte di una serie di 10 composizioni (ma in origine dovevano presumibilmente essere 12) realizzate da Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino, come indicato anche nella tavoletta visibile nellâultimo episodio della serie (La morte e apoteosi di Ercole). Si conserva alle Gallerie Estensi di Modena [inv. 6463 (ex I.V.196)] una matrice che presenta due composizioni disposte una accanto allâaltra: a sinistra la composizione relativa alla Nascita di Ercole, a destra Ercole e il leone Nemeo. I versi, che figurano in ciascun episodio della serie, sintetizzano l'episodio raffigurato, nella forma del racconto del protagonista (iniziano infatti sempre con âIoâ cioè Ercole). Vavassore aveva ideato gli episodi e redatto queste ottave evidentemente formandosi sulle fonti relative all'iconografia dell'eroe: Ovidio, Diodoro Siculo, Apollodoro etc. Le composizioni di ciascuna tavola sono molto sintetiche e presentano più azioni. Un'analoga âsintesi' si ritrova nelle illustrazioni dell'Ovidio Metamorphoseos Vulgare di Giovani Bonsignori, pubblicato a Venezia presso Lucantonio Giunta nel 1497. Le xilografie incise da Vavassore mostrano in alcuni casi la giustapposizione dell'azione e del risultato di essa, o di azioni successive come le tappe della trasformazione di un personaggio, come Acheloo, o dei quattro momenti della Morte e apoteosi di Ercole. Una serie di disegni con monogramma di Albrecht Dürer e data 1511, di formato circolare era conservata a Brema, Kunsthalle, ma andò perduta con la guerra. Questi disegni servirono per alcuni lavori di oreficeria, e furono anche poi d'ispirazione per le figurazioni dei rilievi scolpiti in pietra nella Residenza di Landshut. Resta da definire la relazione tra questi disegni di Dürer, sicuramente significativi e determinanti in alcune pose dei personaggi, e le stampe di Vavassore, dove troviamo anche il medesimo riquadro, una tabula ansata, in cui collocare le iscrizioni. L'unica serie completa di impressioni degli episodi è quella conservata a Berlino, Kupferstichkabinett [inv. 469/478-38]. La peculiarità di questo esemplare (e degli altri quattro in nostro possesso) è quella di recare un âtimbroâ in basso con le lettere MG e la data 1550. Questa iscrizione â posteriore e non di mano del Vavassore - non è intagliata nella matrice lignea ma apposta con caratteri tipografici. Giovanni Andrea Vavassore detto Guadagnino fu attivo a Venezia come libraio, editore, tipografo e incisore in legno. Iniziò la sua attività come xilografo fra il 1505 e il 1515, collaborando spesso per le edizioni di Niccolò Zoppino e firmando i suoi legni con il monogramma «ZAV». Fra il 1530 e il 1572 furono pubblicate sotto il nome di G.A. V. almeno duecentotrenta stampe, la maggior parte delle quali, ben centottantadue, in volgare. Nel corso della sua attività editoriale il Vavassore utilizzò come marca un cuore sormontato da una croce doppia e le iniziali ZAV e si avvalse soprattutto delle tipografie di Giovanni Griffio il Vecchio e di Giacomo Piccaglia. Dopo il 1572 lâattività passò agli eredi che proseguirono lâopera del Vavassore allâinsegna dellâIppogrifo fino al 1587. Buona prova, comparabile alle altre presenti nelle collezioni museali, impressa su carta vergata cinquecentesca priva di filigrana, completa della linea marginale, in ottimo stato di conservazione. Opera rarissima conosciuta per lâesemplare di Berlino; altri esemplari del medesimo episodio sono Brema Kunsthalle (inv. 32717), Venezia Fondazione Musei Civici, Parma Biblioteca Palatina (inv. 19867) e Parigi BnF. .