LA RONDA. Letteraria mensile. 1919-1923.
LA RONDA. Letteraria mensile. 1919-1923. | Libri antichi e moderni |
LA RONDA. Letteraria mensile. 1919-1923.
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1919
- Luogo di stampa
- Roma
- Editori
- Tip. Bodoni
- Soggetto
- EDITORIA, RIVISTE E PERIODICI
- Sovracoperta
- False
- Stato di conservazione
- In ottimo stato
- Legatura
- Brossura
- Copia autografata
- False
- Condizioni
- Usato
Descrizione
Prima edizione. Disponibile la raccolta completa di tutto il pubblicato, dall'aprile 1919 (anno I, n°1) al dicembre 1923, per un totale di 44 numeri in 34 fascicoli. Cm.24x17. Pg.80-100 circa per fascicolo. Brossure editoriali. Sono compresi il fascicolo n°3-5 del 1921, interamente dedicato a Leopardi, e il numero straordinario del dicembre 1923, pubblicato dopo una sospensione di 13 mesi. La rivista raccoglie controbuti, tra gli altri, di Michelstaedter, Soffici, Gargiulo, Angelini, Morand, Sorel, De Quincey, Yeats, Mallarmé, Chesterton, Mann, etc. Nata a Roma nel 1919 come reazione "neoclassica" alle avanguerdia anteguerra, "La Ronda" venne fondata da sette letterati: Riccardo Bacchelli, Antonio Baldini, Bruno Barilli, Vincenzo Cardarelli, Emilio Cecchi, Lorenzo Montano, Aurelio E. Saffi, che si autodefinivano i "sette savi". "Intervistato da Giuseppe Cassieri alla fine degli anni '60, allorché questi stava preparando un'edizione critica degli articoli apparsi su La Ronda, Pier Paolo Pasolini espresse su questa rivista un preciso giudizio di merito estetico e sociale: " Non è stata una pura coincidenza cronologica che La Ronda sia coincisa più o meno con la presa del potere del Fascismo; cioè La Ronda è una rivista di restaurazione; la restaurazione della Ronda è avvenuta attraverso il purismo linguistico e certe forme di classicismo come sempre. Ciò non toglie che La Ronda abbia prodotto dei buoni scrittori; vorrei citare soprattutto Cardarelli che, benché un pochino falso, un po' di gesso, nel suo classicismo tuttavia ha dato delle pagine molto belle, soprattutto quelle in prosa. Ma anche scrittori come Cecchi, Baldini, sebbene siano poi finiti accademici fascisti, hanno dato delle buone pagine; pagine che chiamo belle così in modo generico, estetizzante; e cosa significa allora? Significa che, in chi le ha scritte, sono pagine staccate dalla loro esperienza" (da Wikipedia). Codice libreria 168593.