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La bufera e altro

La bufera e altro | Libri antichi e moderni | Montale, Eugenio

Libri antichi e moderni
Montale, Eugenio
Neri Pozza, 1956
89,00 €
(Foligno, Italia)

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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1956
  • Luogo di stampa
  • Venezia
  • Autore
  • Montale, Eugenio
  • Editori
  • Neri Pozza
  • Formato
  • 21.5 cm
  • Soggetto
  • Descrizione
  • paperback
  • Stato di conservazione
  • Buono
  • Lingue
  • Italiano
  • Legatura
  • Brossura
  • Condizioni
  • Usato

Descrizione

Prima edizione. Collana "Poesia", 5. Tiratura di 1000 + 100 esemplari, non numerati - Brossura editoriale di 139 pagine. Minime scoloriture e sgualciture ai margini di copertina e al dorso, interno fresco e compatto; esemplare complessivamente ottimo di questa rara edizione originale -- La terza raccolta poetica di Montale, dopo gli «Ossi di seppia» e le «Occasioni», fortemente incentrata sulla guerra conclusa un decennio prima e sul turbolento periodo immediatamente successivo. Comprende la suite «Finisterre», già pubblicata come libro autonomo in ben due edizioni negli anni '40 (molto presente nei versi la drammatica situazione della seconda guerra mondiale e del dopoguerra), e altri componimenti successivi, tra cui spiccano le suites «"Flashes" e dediche» e «Silvae». Scrisse lo stesso autore che «le «Occasioni» erano "un'arancia, o meglio un limone a cui mancava uno spicchio: non proprio quello della poesia pura nel senso che ho indicato prima, ma in quello del pedale, della musica profonda e della contemplazione. Ho completato il mio lavoro con le poesie di «Finisterre», che rappresentano la mia esperienza, diciamo così, petrarchesca. Ho proiettato la Selvaggia o la Mandetta o la Delia (la chiami come vuole) dei «Mottetti» sullo sfondo di una guerra cosmica e terrestre, senza scopo e senza ragione, e mi sono affidato a lei, donna o nube, angelo o procellaria. Il motivo era già contenuto e anticipato nelle Nuove Stanze, scritte prima della guerra. Non ci voleva molto a essere profeti. Si tratta di poche poesie, nate nell'incubo degli anni '40/'42, forse le più libere che io abbia mai scritte, e pensavo che il loro rapporto col motivo centrale delle «Occasioni» fosse evidente. Se avessi orchestrato e annacquato il mio tema sarei stato capito meglio. Ma io non vado alla ricerca della poesia, attendo di esserne visitato. Scrivo poco, con pochi ritocchi, quando mi pare di non poterne fare a meno. Se neppur così si evita la retorica vuol dire ch'essa è (almeno da me) inevitabile". 

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