Dov’è la mia patria. Con 13 disegni di Giuseppe Zigaina
Dov’è la mia patria. Con 13 disegni di Giuseppe Zigaina | Libri antichi e moderni | Pasolini, Pier Paolo (Illustrazioni Di Giuseppe Zigaina)
Dov’è la mia patria. Con 13 disegni di Giuseppe Zigaina
Dov’è la mia patria. Con 13 disegni di Giuseppe Zigaina | Libri antichi e moderni | Pasolini, Pier Paolo (Illustrazioni Di Giuseppe Zigaina)
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1949
- Luogo di stampa
- Casarsa,
- Autore
- Pasolini, Pier Paolo (Illustrazioni Di Giuseppe Zigaina)
- Pagine
- pp. 53 [3]; XIII tavole in bianco e nero con disegni di Zigaina comprese nella numerazione.
- Editori
- Edizioni dell’Academiuta (stampa: Arti Grafiche Fratelli, Cosarini, Pordenone),
- Formato
- in 8°,
- Edizione
- Prima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.
- Soggetto
- Poesia Italiana del '900
- Descrizione
- brossura bianca con piccole unghie, stampata in nero al solo piatto anteriore,
- Prima edizione
- True
Descrizione
LIBROPrima edizione. Dalla collezione di Giampiero Mughini.Esemplare numero 90 di 500 in condizioni più che buone (fioritura alla brossura e occasionalmente alle carte).Primo frutto dell’amicizia e della collaborazione artistica con il pittore Giuseppe Zigaina e seconda raccolta poetica in friulano di Pasolini, dopo l’esordio del 1942 con «Poesie a Casarsa». Pubblicata dall’Academiuta in 500 esemplari, la plaquette è segnata da una dimensione più realistica e collettiva rispetto alla prima prova, con la trascrizione – attraverso la forma della poesia-racconto – delle condizioni di vita di contadini e operai, radicalizzando così la volontà pasoliniana di ritrarre il Friuli nei suoi aspetti più concreti e duri. Composto da 18 liriche, per questa raccolta apparsa nel 1949 Pasolini abbandona l’idioma casarsese in cui era stata scritta la prima opera, utilizzando invece una varietà di dialetti friulani, tutti specificati dallo stesso poeta nella nota di chiusura. Un plurilinguismo che asseconda l’intenzione di abbracciare e indagare in modo più ampio la realtà della sua amata terra, realizzando canti al tempo stesso di denuncia dell’ingiustizia e di amore. O di “sete d’amore”, come dichiarato nei versi che aprono e chiudono la poesia da cui la raccolta prende il titolo: «Dulà ch’a è la me patria […] la me patria a è ta la me sèit di amòur» (“Dov’è la mia patria […] la mia patria è nella mia sete d’amore». E a sostegno di un tale impianto svolgono un ruolo fondamentale i bellissimi disegni di Zigaina: scene di vita quotidiana – il lavoro nei campi, l’uscita dalla fabbrica, ecc. – vengono rese dall’artista di Cervignano attraverso intensi tratti neri di geometrica potenza, straordinariamente capaci di evocare la fatica che stringe e opprime il paesaggio e i suoi abitanti. Autore qui di 13 tavole, nel 1955 Zigaina sarebbe stato il destinatario del poemetto «I campi del Friuli» - dapprima apparso all’interno del secondo numero di «Officina» e poi inserito in «Le ceneri di Gramsci» (Garzanti, 1957) con il titolo «Quadri friuliani» - originariamente composto da Pasolini per una mostra romana dell’amico pittore. Ma il loro sodalizio umano e professionale avrebbe visto anche quest’ultimo impegnato nella realizzazione dei bozzetti per «Teorema» (1968) e attore – nel ruolo del frate che accoglie la confessione di Ciappelletto - nel «Decameron» (1971).