Della ragione di stato. Libri dieci del sign. Giovanni Boteri Benese. Di nuovo in questa quarta editione
Della ragione di stato. Libri dieci del sign. Giovanni Boteri Benese. Di nuovo in questa quarta editione | Libri antichi e moderni | Botero, Giovanni
Della ragione di stato. Libri dieci del sign. Giovanni Boteri Benese. Di nuovo in questa quarta editione
Della ragione di stato. Libri dieci del sign. Giovanni Boteri Benese. Di nuovo in questa quarta editione | Libri antichi e moderni | Botero, Giovanni
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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1596
- Luogo di stampa
- In Torino
- Autore
- Botero, Giovanni
- Editori
- appresso Gio. Domenico Tarino
- Soggetto
- Politica
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
2 parti in un vol. In-8° piccolo (15 x 10 cm.), pp. (16), 318, (2); 78, (6) (la numerazione della seconda parte ricomincia alla p. 5 essendo frapposte fra le due opere due carte bianche qui una inserita), al frontespizio, stemma xilografico a mezza pagina del dedicatario, il Principe Filippo Emanuele di Savoia, testatine, finali e iniziali ornate. Legatura in piena pergamena posteriore, titiolo in oro su tassello al dorso, carte di guardia del XVIII sec. Interno fresco. Prima edizione torinese, dedicata al serenissimo Filippo Emanuele Principe di Piemonte, del più celebre e influente trattato italiano di politica dopo il Principe di Machiavelli, che godette di grandissima reputazione ai suoi tempi e fu tradotto in quasi tutte le lingue viventi ed in latino. Della Ragion di stato era uscito dai torchi dei figli di Giolito, sempre nel 1589, in una prima tiratura priva dei Tre libri delle cause della grandezza, e magnificenza delle città, i quali, a loro volta, erano apparsi autonomamente a Roma l’anno precedente. La Ragion di Stato è una teoria sviluppatasi sulla base del pensiero politico rinascimentale e della Controriforma, alla fine del ’500. Assai diffusa in Italia, si propagò poi nel resto d’Europa. Sul significato teorico e pratico da attribuire alla locuzione Ragion di Stato si discusse vivacemente, sin dalla metà del sec. XVI. Soprattutto, nella «ratio» dello Stato venne fatto confluire il concetto di interesse, ossia di utile politico. Nell’interesse così inteso si identificò il criterio che doveva guidare il principe nelle sue decisioni e la norma a cui dovevano conformarsi le azioni di governo. La Ragion di Stato può essere considerata come lo studio delle condizioni dell’esistenza dello Stato, da cui ebbe origine il processo di astrazione e di distinzione dello Stato stesso da coloro (i governanti) che lo impersonano. La trattatistica sulla Ragion di Stato prese le mosse dall’ampio dibattito aperto da Il Principe di Machiavelli e dalla rinnovata fortuna di Tacito durante il XVI sec. La ricerca si indirizzò verso l’esplorazione del rapporto tra politica e morale. La prima esposizione sistematica della teoria della Ragion di Stato si deve all’ecclesiastico piemontese Giovanni Botero, che nell’opera Della Ragione di Stato (1589) intese ripristinare i valori dell’etica senza distrarre lo Stato dalla logica utilitaria. Egli considerava la Ragion di Stato una «notizia di mezzi atti a fondare, conservare ed ampliare un dominio». Più precisamente, Botero riteneva che tra il conservare e l’ampliare uno Stato sicuramente fosse opera più grande il conservare, dato che per ampliare occorreva la forza che è comune a molti, mentre per la conservazione occorreva la sapienza, che è prerogativa di pochi. Egli riconosceva nella religione un elemento essenziale per la conservazione e il rafforzamento dello Stato. In tal modo faceva coincidere l’interesse religioso con quello politico. Tuttavia, per quanto Botero avesse cercato di affievolire il concetto di Ragion di Stato e di adattarlo alle esigenze della Chiesa e della morale, non poteva nascondere che, in ultima analisi, ogni azione politica è mossa da un interesse personale, per cui egli affermava che la Ragion di Stato è ragione di interesse. Giovanni Botero (Bene Vagienna, 1544 – Torino, 1617) è stato un religioso, scrittore e pensatore politico italiano. Entrato nella Compagnia di Gesù, ne fu espulso nel 1580 per il suo spirito indipendente. Fu segretario del duca di Savoia Carlo Emanuele I e svolse incarichi diplomatici. È noto soprattutto per le sue opere di carattere politico ed economico, in particolare Della Ragion di Stato, con cui cercò di coniugare l’arte di governare con i princìpi morali del cristianesimo. Manno-Promis, I, 5779. Bersano-Begey-Dondi, Le Cinquecentine Piemontesi, I, 120. Cat. Einaudi, 640.