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Canzoni del Conte Giacomo Leopardi

Canzoni del Conte Giacomo Leopardi | Libri antichi e moderni | Leopardi, Giacomo

Libri antichi e moderni
Leopardi, Giacomo
Pei tipi del Nobili e comp.,, 1824
3800,00 €
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1824
  • Luogo di stampa
  • Bologna,
  • Autore
  • Leopardi, Giacomo
  • Pagine
  • pp. 196 [8] con imprimatur, carta bianca ed errata.
  • Editori
  • Pei tipi del Nobili e comp.,
  • Formato
  • in 12° (cm 16x10),
  • Edizione
  • Edizione originale.
  • Soggetto
  • Poesia Italiana dell' 800
  • Descrizione
  • legatura coeva in mezza pelle con titoli e fregi oro al dorso,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Edizione originale. Leggere fioriture, ma nel complesso bell’esemplare. Rara prima raccolta poetica. Il volume raccoglie dieci canzoni composte tra il 1818 e il 1823: alle tre già edite («All’Italia», «Sopra il Monumento di Dante» e «Ad Angelo Mai»), se ne aggiungevano sette del tutto inedite. La raccolta costituisce il nucleo originario di quello che diventerà, a distanza di alcuni anni, il più importante libro di poesia dell’Ottocento italiano, i Canti di Giacomo Leopardi. Ne furono tirate non più di 500 copie nell’agosto del 1824, distribuite tuttavia a partire da ottobre. -- L’edizione si dovette alle cure del Brighenti, e andò a rompere un silenzio poetico che durava ormai da quattro anni, precisamente dal 1820, anno di uscita della «Canzone ad Angelo Mai» data alle stampe da Iacopo Marsigli a Bologna. Una prima idea della raccolta, però, risaliva già al 1823, quando il poeta si recò a Roma (vi soggiornò tra il novembre del 1822 e l’aprile dell’anno successivo), portando con sé i propri componimenti con l’intento di pubblicarli: il proposito naufragò, ma Leopardi riuscì quantomeno a ottenere l’approvazione della censura romana. Tornato a Recanati, in soli sei giorni, nel settembre del ’23, compose «Alla sua Donna»; contattò quindi Brighenti per far stampare il volume a Bologna, e grazie a lui arrivò ad un accordo con lo stampatore: la tiratura doveva essere di 500 copie e la legatura in cartoncino, con 50 esemplari a disposizione dell’autore. -- Come di consueto, Leopardi fu estremamente preciso nelle avvertenze relative la veste editoriale dei suoi testi: basti citare il divieto di usare ‘j’ lunghi tanto in italiano quanto in latino, e le raccomandazioni riguardanti la punteggiatura «nella quale io soglio essere sofistichissimo» (lettera a Brighenti del 5 dicembre 1823); e ancora, come nelle precedenti edizioni delle «Canzoni», richiedeva che ogni pagina recasse una sola strofa. Non mancarono, però, come già avvenuto e come avverrà nelle successive pubblicazioni, difficoltà mosse dalla censura: il precedente vidit romano si rivelò infatti inutile, e il Brighenti risolse la situazione rivolgendosi a tal «Fr. Balt. Marianus Medici O. P.», revisore domenicano che non solo approvò la pubblicazione, ma comunicò al Brighenti la propria ammirazione per il libro. Il volume andò quindi in stampa, con grande soddisfazione dell’autore: Leopardi si disse «contentissimo della stampa, per la carta, i caratteri, e tutto» (lettera a Brighenti del 24 agosto 1824). Bibl.: Mazzatinti e Menghini, Bibliografia leopardia, n. 647 ; Catalogo del fondo leopardiano, n. 73 ; De Robertis, Canti ed. critica, pp. xxxix-xliv

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