Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Cookie Policy completa.

Canti orfici (Die Tragödie des letzen Germanen in Italien)

Canti orfici (Die Tragödie des letzen Germanen in Italien) | Libri antichi e moderni | Campana, Dino

Libri antichi e moderni
Campana, Dino
Tipografia F. Ravagli,, 1914
11000,00 €
Questo venditore offre la spedizione gratuita
con una spesa minima di 100,00€

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1914
  • Luogo di stampa
  • Marradi,
  • Autore
  • Campana, Dino
  • Pagine
  • pp. [2] 173 [1].
  • Editori
  • Tipografia F. Ravagli,
  • Formato
  • in 16° (194 x 127 mm),
  • Soggetto
  • Poesia Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura in carta gialla stampata in nero ai piatti e al dorso (titolo al piatto anteriore, sottotitolo da solo al centro della quarta di cop., «Dino Campana - Canti Orfici - L. 2,50» in maiuscoletto bastone al dorso),

Descrizione

LIBRO Edizione originale in esemplare completo di tutte le pagine. Esemplare nella tiratura con gli ultimi fascicoli stampati su carta più piccola, con l’errata corrige a integrare l’ultimo rigo di p. 151, effettivamente «andato all’aria». In condizioni complessivamente ottime, con normali restauri di consolidamento alle cerniere e a testa e piede del dorso, comunque tutto originale nelle sue parti a stampa; il testo in tedesco stampato in quarta di copertina rimosso tramite raschiatura. Sono presenti tracce di rimozione di una serie di etichette: al recto delle prime due carte (occhietto e frontespizio), al verso della terza carta (dedicatoria) e dell’ultima. Vi sono delle «X» vergate in grafite sul sottotitolo in tedesco al frontespizio e sulla dedicatoria. Come è noto, in molti esemplari del libro fu il poeta stesso ad asportare le due carte corrispondenti a frontespizio e pagina con la dedicatoria al Kaiser (pp. 1-4, usualmente risparmiata la prima carta non numerata di occhiello). La dedica rappresentava una provocazione in «risposta alle insulsaggini e menzogne udite a Marradi contro l’Alemagna in favore degli alleati» (Pariani, Vite non romanzate di Dino Campana, Firenze 1938, p. 20), ed era rafforzata al frontespizio da un sottotitolo tra parentesi tonde, «Die Tragödie des letzten Germanen in Italien» (”La tragedia dell’ultimo Germanico in Italia”) — sottotitolo che in copertina si trovava spostato, per scelta grafica, al piatto posteriore. Con l’entrata in guerra dell’Italia, proprio contro l’«Imperatore dei Germani», quel gesto così smaccatamente filo-tedesco non era più proponibile: di nuovo Carlo Pariani (p. 121) tramanda l’immagine del poeta che — nel retrobottega dell’unica libreria che aveva in conto vendita il volume, la Gonnelli di Firenze — «per giorni e giorni, armato di temperino e di gomma, grattò, tagliò, rimpeciottò» gran parte della tiratura dei «Canti». Questo esemplare è fortunosamente sfuggito all’autocensura, anche se presenta delle indicazioni di rimozione a matita proprio sugli elementi sgraditi, e il testo in quarta di copertina è rimosso. -- La prima e unica raccolta di poesie di Dino Campana ebbe una storia talmente tormentata da meritarsi la didascalia di «libro più drammatico del Novecento italiano» (Mughini, La collezione, p. 54): i continui rifiuti degli editori, la perdita del manoscritto «Il più lungo giorno» da parte di Ardengo Soffici, la travagliata stampa presso Ravagli, a spese dell’autore e di pochi amici contribuenti, la distribuzione a mano ai singoli compratori, da parte dello stesso Campana, e infine la distruzione di centinaia di copie, bruciate dai soldati inglesi in cerca di riparo dal freddo nell’inverno di Marradi. È dunque comprensibile come dell’edizione rimangano oggi solo pochi esemplari: l’ultimo, capillare censimento (Maini e Scapecchi 2014) ha registrato 111 copie presso collezioni pubbliche e private, confermando ipotesi già avanzate. -- Pubblicata nel giugno del 1914 a proprie spese, in seguito alla mancanza di interesse verso la raccolta mostrata dalla Firenze modernista al completo (dalla «Voce» di Prezzolini a «Lacerba» di Papini e Soffici passando per Vallecchi), l’edizione confezionata dal modestissimo tipografo marradese Ravagli è ben lungi dall’essere soddisfacente. Eppure, con tutti gli errori di stampa e le imperfezioni tipografiche (come l’utilizzo di carte di diversa misura a comporre fascicoli tra loro diseguali) la “princeps” dei «Canti orfici» rimane a oggi il testimone più affidabile dell’opera del poeta, nonché un libro dotato di un fascino addirittura leggendario, a cui già soggiacquero gli intellettuali della generazione appena successiva. «[…] non vorremo saperne di una migliore ristampa d[ei] Canti orfici», il «giallo volume stampato a Marradi nel 1914» «sommosso» da «vento di malattia e d[a] scampanio di parole», scriveva Eugenio Montale nel 1926 (“Il Quindicinale” 1:5, 15 marzo, p. 9). Sulla falsariga, chiosava definitivamente Sergio Solmi due anni dopo (La Fiera letteraria 4/35, 26 agosto 1928, pp. 1-s): «La rozza copertina color granturco, la grossolana carta d’almanacco su cui era composto, i frequenti errori di stampa, non costituivano forse, agli occhi del ricercatore di curiosità, la minore attrattiva dello strano volume [.]. Anche nella forma esteriore, dunque, esso portava le tracce dello squilibrio e della materiale miseria del suo autore: e gli squarci e i bagliori d’alta poesia che vi si rivelavano fin dalla prima fugace lettura non bastavano a togliergli ogni parentela con quella sorta d’opere reiette e diseredate, scritte da dolci maniaci di provincia, che l’anima curiosa e pietosa riesce talvolta a scoprire sui barroccini dei venditori ambulanti. L’aura di follia spirava attraverso le pagine del libro, illuminandovi panorami febbrili, gorghi di parole ossessionate e scampananti, assieme a riuscite mirabili, a colorite prospettive quasi sospese in un clima di musica soavissima e struggente, a invocazioni d’un disperato sapore umano. Quanti sono oggi a possedere questa prima edizione dei “Canti orfici”, ormai introvabile, di cui forse un giorno si parlerà come di quella leggendaria prima edizione della “Saison en enfer” che Rimbaud tentò di distruggere prima della sua fuga dall’Europa?». Campana, Canti orfici: edizione critica a c. di G. Grillo (Firenze 1990); Maini e Scapecchi, L’avventura dei Canti orfici (Firenze 2014); Castellano (cur.), Dino Campana: Canti orfici 1914-2014 (cat. della mostra Firenze 2014); D’Ambrosio, Contributo a una storia dei Canti orfici (PEML 5/I, 2020: 188-220).

Edizione: edizione originale in esemplare completo di tutte le pagine.

Logo Maremagnum it