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Osservazioni di Traiano Boccalini sopra VI libri degl'Annali di Cornelio Tacito.

Libri antichi e moderni
Traiano Boccalini
s.e., 1700
680,00 €
(Torino, Italia)
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Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1700
  • Luogo di stampa
  • s.l.
  • Autore
  • Traiano Boccalini
  • Editori
  • s.e.
  • Soggetto
  • Politica, Libri miniatura
  • Sovracoperta
  • False
  • Copia autografata
  • False
  • Print on demand
  • False
  • Condizioni
  • Usato
  • Prima edizione
  • False

Descrizione

Bel manoscritto in-4° (265 x 192 mm.), frontespizio inciso in rame da Couuay nel cui ovale vi è racchiuso il titolo manoscritto e. 227, (26) carte manoscritte in bella grafia corsiva del XVIII secolo, legatura in piena pergamena coeva con unghiature, titolo manoscritto al dorso. Mancanze al taglio esterno del piatto superiore e al taglio inferiore del piatto inferiore, titolo al dorso in parte abraso. Nel complesso buona ed affascinante copia. I suoi Commentarii sopra Cornelio Tacito furono pubblicati postumi. Esponente di punta del tacitismo, Boccalini, intellettuale spregiudicato e nemico di ogni dogmatismo, dà dell'autore latino un'interpretazione repubblicana. «Nella sua morfologia del fenomeno, Toffanin assegna a Boccalini un posto del tutto anomalo in quanto unico rappresentante di ciò che lo studioso definisce ‘tacitismo rosso’, e cioè quella zona ideologica che individua nello storiografo latino non un cronista ma un critico dell’impero romano e quindi un avversario del governo monarchico. Commentando Tacito, Boccalini avrebbe voluto esprimere, argomenta Toffanin, sia il suo consenso con questa opinione, sia la sua critica alla situazione contemporanea, dominata da una nascente monarchia assoluta.» Attivo durante la dominazione spagnola in Italia, tra la fine del Cinquecento e la prima metà del Seicento, Boccalini è parte di un risveglio delle coscienze «contro lo sgovernare degli spagnoli». Boccalini è, in generale, uno spirito conservatore, attaccato alla buona pratica della pietà e desideroso della libertà d'Italia. Parla forte contro i principi che seguivano la Ragion di Stato e che cacciata via «la sapienza di amar e temer Dio con tutto il cuore» si servivano «del sacrosanto suo nome per istrumenti di cavar denari dalle mani de' popoli». Il Boccalini condanna come perversa la Ragion di Stato, ma ritiene «che il Machiavelli abbia reso un servizio ai sudditi, rivelando loro le arti malvagie dei principi.

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