Questo sito usa cookie di analytics per raccogliere dati in forma aggregata e cookie di terze parti per migliorare l'esperienza utente.
Leggi l'Informativa Cookie Policy completa.

Sei in possesso di una Carta del Docente o di una Carta della Cultura? Scopri come usarli su Maremagnum!

Il deserto dei Tartari. Romanzo di Dino Buzzati

Libri antichi e moderni
Buzzati, Dino
Rizzoli & C. Editori,, 1940
2500,00 €
Questo venditore offre la spedizione gratuita
con una spesa minima di 100,00€
Parla con il Libraio

Metodi di Pagamento

Dettagli

  • Anno di pubblicazione
  • 1940
  • Luogo di stampa
  • Milano-Roma,
  • Autore
  • Buzzati, Dino
  • Pagine
  • pp. 277 [3].
  • Collana
  • «Il Sofà delle Muse» collezione diretta da Leo Longanesi n. 1,
  • Editori
  • Rizzoli & C. Editori,
  • Formato
  • in 16°,
  • Edizione
  • Prima edizione.
  • Soggetto
  • Narrativa Italiana del '900
  • Descrizione
  • brossura in cartoncino bianco con fondo a quadrettini finissimi, titolo stampato in marrone al piatto anteriore e al dorso; sovracoperta interamente illustrata da una fotografia in bianco e nero, titolo su fondo rosso al piatto anteriore, al primo risvolto foto e biografia dell’autore, al secondo mini-catalogo della collezione longanesiana (titoli dall’1 al 4), prezzo stampigliato in rosso al piede del piatto anteriore,
  • Prima edizione
  • True

Descrizione

LIBRO Prima edizione. Esemplare complessivamente in ottimo stato, completo della rarissima e fragile sovracoperta professionalmente restaurata (integralmente velata con rinforzi visibili al verso), carte marginalmente brunite. Etichetta vintage di aumento prezzo al piatto posteriore della sovracoperta. La genesi del capolavoro di Buzzati è affascinante; così rsaccontò ad Alberico Sala, curatore dell’edizione Oscar Mondadori del 1979: «Come mi è venuto in mente la storia del “Deserto dei Tartari”? Probabilmente tutto è nato nella redazione del “Corriere della Sera”, dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no, e intorno a me vedevo uomini, alcune della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano trasportati dallo stesso lento fiume e mi domandavo se anch’io un giorno non mi sarei trovato nelle stesse condizioni dei colleghi dai capelli bianchi già alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire». E così Buzzati rientrava dalla redazione del «Corriere» in piena notte, si sedeva sul letto e scriveva a mano su un quaderno. Nel marzo del 1939 inviò il manoscritto a Leo Longanesi, responsabile per Rizzoli della collana “Il Sofà delle Muse”, immediatamente prima di recarsi ad Addis Abeba per il suo primo incarico da inviato speciale. E proprio in Etiopia ricevette la conferma della pubblicazione, a due condizioni però: modificare il titolo «La fortezza», troppo militaresco e dunque poco appetibile per il pubblico, nel momento in cui l’Europa entrava in guerra; e sostituire nei dialoghi l’allocutivo “lei” in favore di “voi”, in ossequio alle direttive del regime fascista in ambito linguistico. Nella seconda edizione del 1945 e in tutte le successive, invece, venne reintrodotto il “lei”. Lo stallo di Drogo, prigioniero volontario nelle mura di una fortezza molto simile alla redazione del “Corriere della Sera”, la sua immobilità nell’attesa di una svolta che non arriverà mai, incarnarono alla perfezione i sentimenti e le frustrazioni di un’intera generazione: il romanzo ebbe un grande successo, che attirò subito anche il mondo del cinema, come ricostruisce con dovizia di particolari Lorenzo Viganò, curatore dell’edizione Oscar Mondadori Cult. Vittorio Gassman, Michelangelo Antonioni, Alain Delon, sono solo alcuni dei grandi nomi che progettarono la trasposizione cinematografica del romanzo, che alla fine sarà affidata a Valerio Zurlini, con un cast eccezionale: lo stesso Vittorio Gassman, Giuliano Gemma, Philippe Noiret, Jean-Louis Trintignant, Jacques Perrin a interpretare Drogo; e Ennio Morricone a comporre la colonna sonora, . La pellicola, uscita nel 1976, fu molto apprezzata, soprattutto dalla critica, e l’anno successivo si aggiudicò il David di Donatello.

Logo Maremagnum it