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Dettagli
- Anno di pubblicazione
- 1951
- Luogo di stampa
- Paris
- Autore
- Du Bouchet André
- Editori
- Jean Aubier
- Soggetto
- Poesia
- Sovracoperta
- False
- Copia autografata
- False
- Print on demand
- False
- Condizioni
- Usato
- Prima edizione
- False
Descrizione
In-8° carrè, pp. 99, brossura editoriale. Tiratura limitata a 175 esemplari su 'velin Bouffant', il nostro è il n. 184. Du Bouchet fu uno dei precursori di quella che sarebbe stata chiamata 'poésie blanche' o 'white poetry'. La poesia di André du Bouchet, fortemente e conflittuosamente influenzata da Stéphane Mallarmé, dalla 'banalità' delle immagini di Pierre Reverdy, da Arthur Rimbaud e dall'opera filosofica di Heidegger, è caratterizzata dall'uso del verso libero e, spesso, da una grammatica difficile e da un significato sfuggente. Gli elementi naturali della terra e dell'aria riappaiono costantemente nelle sue poesie. Il mondo, come ha scritto, non finirà in un libro, come aveva sostenuto Mallarmé, poiché per du Bouchet il mondo non ha fine. La poesia di Du Bouchet si confronta con la realtà esterna (montagne, vento, pietre.) e le parole descrivono e sono allo stesso tempo parte di quella realtà.